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Gaia Rayneri - “Pulce non c’è” ed. Einaudi

BIOGRAFIA
rayneriGaia Rayneri è nata nel 1986 e vive tra Torino e Londra. Pulce non c'è (Einaudi, 2009) è il suo primo romanzo.

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"Pulce non c'è"
Pulce ha nove anni, il naso a patata e due «occhioni accesi». Beve solo tamarindo, ascolta Bach, fa sculture con il pecorino e va pazza per le persone arrabbiate.
Pulce non parla perché è autistica, ma «questo non significa che non abbia niente da dire».
Un giorno come tutti gli altri, viene allontanata dalla famiglia senza troppe spiegazioni.
Pulce qualche volta piange, ma non sa dire che è triste; anzi, a volte sembra che non sappia nemmeno piangere, perché lo fa in un modo che non le scendono le lacrime,
ma le piange solo la faccia. È difficile da spiegare, comunque non è molto importante, perché Pulce piange poco».
A raccontarci Pulce e il suo mondo speciale è la sorella Giovanna, con la sua voce ironica, candida, intelligente, divagante. Pulce è una bambina allegra, a cui piace infilarsi negli abbracci degli sconosciuti, stritolarti più forte che può. Non sa parlare e per scrivere usa un metodo che si chiama Comunicazione Facilitata e funziona così:
«Tu prendi un bambino autistico, lo fai sedere davanti a un computer, lo tocchi e come per magia gli dai sicurezza, così lui scrive tutto quello che per tutta la vita si è sempre tenuto dentro». Quando un giorno, come tutti i giorni, mamma Anita va a prenderla a scuola, Pulce non c'è.
«Provvedimenti superiori» hanno deciso che loro non sono più dei buoni genitori, e Pulce è stata portata nella comunità Giorni Felici. Anita e Giovanna possono farle visita una volta alla settimana, «sotto lo sguardo soldato di un'educatrice». Papà Gualtiero, invece, sua figlia non può vederla, perché su di lui grava una mostruosa accusa.
Giovanna ha solo tredici anni quando comincia questa «storiaccia». È una ragazzina curiosa, con qualche tic nervoso e un gruppetto di amici immaginari.
E proprio grazie alla sua immaginazione vispa e intelligente, alla sua potente capacità inventiva, Giovanna ci racconta senza retorica e senza patetismi lo scontro tra mondo adulto e infanzia, tra malattia e normalità, tra rigidità delle istituzioni e legami affettivi. Il suo sguardo singolare, il suo punto di vista spostato, ci fa vedere improvvisamente le cose, rende intellegibile ciò che anche gli adulti faticano a capire. E ci spiazza.
Un romanzo fresco e spietato, che colpisce per l'intensità della scrittura. Un libro miracoloso in cui tragedia e commedia si compenetrano a ogni pagina.




 
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